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Le bibite gassate e gli effetti sui denti

Sorseggiare in continuazione una bibita espone i denti a un "bagno acido" che, a lungo andare, può distruggerli.

Qualche mese fa era uscita la notizia di un giovane che, a causa del consumo elevato di Coca Cola, aveva perso tutti i suoi denti. Stando all'esperienza del dottor Mitchell Pohl, chirurgo dentale a Boca Raton, Florida, non sono pochi i pazienti, soprattutto giovani, che gli si presentano con parecchi denti completamente distrutti per l'eccessivo consumo di Coca-Cola. Emblematico il caso di un ragazzo di 29 anni che aveva l'abitudine di sorseggiare per ore la propria bevanda preferita mentre stava seduto davanti al computer (vedi foto).

Anche altre bibite si sono guadagnate gli onori della cronaca scientifica. Ultima in ordine di tempo Gatorade, quale portabandiera delle bevande per gli sportivi. Un gruppo dell'Università dell'Iowa ha lasciato cinque denti immersi per 25 ore in cinque diverse bevande (Coca-Cola, Diet Coke, Gatorade, Red Bull e succo di mela al 100%). I risultati di questo studio, oltre a mettere in luce che di tale bagno nelle bibite anche le radici dei denti ne fanno le spese, ha dimostrato come sullo smalto, Gatorade è significativamente più corrosiva della Coca-Cola e della Red Bull. Le quali, a loro volta, lo sono più della Diet Coke e del succo di mela (rif. "Enamel and root surface erosion due to popular U.S. beverages", L. Ehlen, T.A. Marshall, F. Qian, J.J. Warren, J.S. Wefel, M.M. Hogan, J.D. Harless, University of Iowa, Iowa City, Usa).

I risultati degli studi più recenti scagionano almeno in parte lo zucchero, da sempre il principale imputato dei danni dentali indotti dalle bibite. Infatti, la sua concentrazione è minore nel Gatorade (6%) rispetto alla Coca-Cola (10%), e questo fatto induce, sulla base di esperimenti come quelli descritti, a cercare altre risposte. Inoltre, secondo quanto pubblicato su General Dentistry, anche le versioni povere di zuccheri (diet e light) aggrediscono progressivamente i denti. Lo dimostrano i risultati dello studio pilota condotto dal professor J. Anthony von Fraunhofer, della University of Maryland Baltimore Dental School, che ha lasciato venti denti sani immersi in altrettante bevande per 14 giorni, con risultati simili a quelli già visti (rif. "Effects of sports drinks and other beverages on dental enamel", von Fraunhofer JA, Rogers MM., Gen Dent. 2005 Jan-Feb;53(1):28-31). L'ipotesi, condivisa da molti ricercatori, è che siano soprattutto gli acidi presenti nelle bibite, e in particolar modo l'acido fosforico, a indurre danni consistenti. E non soltanto ai denti.

C'è chi contesta i risultati delle indagini condotte in laboratorio sottolineando che queste non riproducono la realtà: nessuno tiene in bocca una bibita per 24 ore consecutive per 14 giorni o più; inoltre, la saliva è in grado di diluire qualsiasi bevanda, oltre a svolgere un effetto neutralizzante. Come puntualizza Anthony von Fraunhofer, però, gli studi di laboratorio sono pensati per simulare ciò che potrebbe avvenire in alcuni anni: due settimane di immersione totale in una bibita sono equivalenti a circa 13 anni di consumo medio (calcolato sulla popolazione statunitense). Naturalmente è necessario tenere conto di molte variabili, e soprattutto di come si beve: l'abitudine peggiore è sorseggiare le bibite per lunghi periodi di tempo, mentre la strategia migliore è quella di consumarle con moderazione, finirle in fretta e utilizzare la cannuccia, che minimizza il contatto con i denti portando il liquido verso il fondo della bocca.

Alla fine, anche lo scettico The Why File avverte che il fosforo presente nella Coca-Cola e in altre bevande può rendere il calcio meno disponibile, con effetti negativi sui denti e sulle ossa. Secondo una serie di studi condotti alla Harvard School of Public Health l'incidenza di fratture nei ragazzi sportivi che consumano le maggiori quantità di Coca-Cola sarebbe di 5 volte superiore rispetto a quanto avviene nei coetanei più "morigerati". Ma non è tutto. Attraverso i soft drink gli adolescenti possono arrivare ad assumere dalle 500 alle 1.000 calorie al giorno. Per questo le bibite sono considerate tra i responsabili dell'attuale "epidemia" di obesità infantile. In sintesi, sembra quindi che dietro i tanti "si dice" possa nascondersi una realtà ancora più preoccupante.

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