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Prima dell'anestesia: Come si combatteva la lotta al dolore

Oggi diamo per scontato l’uso dell’anestesia prima di un intervento chirurgico. Ma a quali metodi si ricorreva prima dell’evoluzione della medicina moderna?

Metodi brutali

A partire dagli Assiri, 5000 anni fa, ai pazienti che dovevano sottoporsi ad un’operazione(molto spesso si trattava di amputazioni), venivano fatti perdere i sensi comprimendo la parte interessata con un laccio oppure schiacciando a tutta forza la carotide.

Solo con gli Egizi, si intuì la proprietà anestetizzante dell’acqua ghiacciata e della neve per alleviare la sensibilità della parte da amputare, e quella di una roccia ricca di silicati, la pietra di Melfi, usata al medesimo scopo.

In alternativa si ricorreva alla botta in testa: il modo più semplice e veloce per far perdere conoscenza allo sventurato di turno.

I benefici delle piante

Le scienze erboristiche hanno introdotto alcune piante nel mondo dell’anestesia, grazie alle relative proprietà desensibilizzanti. E’questo il caso dell'oppio, ricavato grazie all’incisione delle capsule immature del Papavero da oppio e alla raccolta del lattice che ne trasuda.
Questa sostanza, già usata dai Sumeri nel 3500 a.C. per attenuare il mal di denti, fu poi trasmessa dapprima agli Egizi, che se ne servivano come tranquillante, e poi ai Greci e ai Romani.

La mandragora, fra tutte le piante, è senza dubbio quella che ebbe più fortuna. Appartenente alla famiglia delle Solanaceae, presenta delle radici che formano una biforcazione e che ricordano la figura femminile. Il suo aspetto, assieme alle sue proprietà anestetiche, hanno contribuito anticamente ad assegnarle poteri sovrannaturali.

Nel Medioevo l'estratto di mandragora e di altre piante narcotiche, come la cicuta e il papavero, veniva impregnato nelle spugne sonnifere: queste, avvicinate al naso, sortivano l’effetto di una immediata perdita dei sensi, con il rischio anche di non far più risvegliare il paziente.

Il nuovo mondo

I viaggi in America apportarono grandi novità nel mondo farmacologico medievale. In Europa, per anestetizzare i pazienti, ci si servì di molte delle pratiche usate dagli Indios per alleviare il dolore o per stordire i nemici. Prima fra tutte la masticazione di foglie di coca, usata dai nativi americani per non avvertire la fatica, e l’uso di una particolare liana della foresta amazzonica da cui si ricava il curaro, in grado di indurre al rilassamento muscolare e neurale.

Mai più dolore ai denti

Nel corso dell’Ottocento, si iniziarono a studiare le proprietà dei gas, in particolar modo nella chirurgia odontoiatrica. Prima di questo momento, le estrazioni dentarie venivano effettuate senza anestesia e da figure non competenti, quali i barbieri.

Bisogna attendere il 1847 per la scoperta del protossido d’azoto, grazie al dentista americano Horace Wells, il quale sperimentò su se’ stesso questo gas, facendosi estrarre un dente del giudizio che lo tormentava da tempo.

Quella di Wells, fu una grande prova di tenacia, in quanto due anni prima, aveva subito una dura sconfitta. Deciso a voler eseguire un’estrazione presso la Harvard Medical School a chi si fosse offerto volontario, sbagliò la dose di gas da utilizzare, non considerando la corporatura robusta del paziente; le urla di quest’ultimo riecheggiarono per tutta la platea, causando un duro colpo nella carriera del dentista americano.

Contemporaneamente, un altro odontoiatra statunitense, William Green Morton, stava svolgendo esperimenti con un composto chimico, l’etere etilico. Nel1846 si mise alla prova pubblicamente al Massachusetts General Hospital. Morton usò una sfera di vetro per far inalare al paziente i fumi di una spugna intrisa di etere. In seguito al successo di questa tecnica, il chirurgo John Collins Warren asportò un tumore del collo a un volontario, che non avvertì alcuna sensazione. La lotta al dolore era ufficialmente vinta.

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